{"id":1259,"date":"2021-11-03T11:39:12","date_gmt":"2021-11-03T10:39:12","guid":{"rendered":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/?page_id=1259"},"modified":"2021-11-30T12:09:01","modified_gmt":"2021-11-30T11:09:01","slug":"percorso-geologico-di-busi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/percorso-geologico-di-busi\/","title":{"rendered":"Percorso geologico di Busi"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\">[vc_row thb_full_width=&#8221;true&#8221; thb_row_padding=&#8221;true&#8221; thb_column_padding=&#8221;true&#8221; content_placement=&#8221;middle&#8221; thb_scroll_bottom=&#8221;true&#8221; thb_scroll_bottom_style=&#8221;style3&#8243; thb_scroll_bottom_color=&#8221;light&#8221; thb_shape_divider=&#8221;true&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1625230054647{padding-top: 30vh !important;padding-bottom: 25vh !important;background-image: url(https:\/\/bluecave-bisevo.com\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/geostaza-bisevo-naslovna.jpg?id=578) !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}&#8221; divider_shape=&#8221;triangle&#8221; thb_divider_color=&#8221;#ffffff&#8221;][vc_column thb_color=&#8221;thb-light-column&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner offset=&#8221;vc_col-lg-5 vc_col-md-8&#8243;]\t<div id=\"thb-slidetype-6a30715928601\" class=\"thb-slidetype naslov-bijelo\" data-style=\"style1\">\n\t\t\n<h1><span class=\"thb-slidetype-entry\"><span class=\"lines\">Percorso geologico di Busi<\/span><\/span><\/h1>\n\t\t\t<\/div>\n\n\t[vc_empty_space height=&#8221;10px&#8221;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221; el_class=&#8221;podnaslov-bijelo faux-h2&#8243;]scoprite il percorso geologico[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;20px&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;align-center&#8221;][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-8 vc_col-md-8&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1617197869899{padding-right: 2vh !important;}&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;60px&#8221;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]L\u2019esistente percorso geologico di Busi, che si estendeva da Mezuporat verso Polje fino a Salbunara e finiva a Porat, \u00e8 stata ampliata con nuovi tratti di strada da Polje verso la cima pi\u00f9 alta di Busi, Stra\u017ebenica, poi verso Potok e finisce a Gatula. Dunque, il Centro visitatori ora \u00e8 collegato con Mezuporat, Porat, Gatula, Salbunara e Stra\u017ebenica.<\/p>\n<p>Lungo il percorso allestito previsto per pedoni e ciclisti vi si trovano segnali con indicazioni, tabelloni informativi, sostegni per biciclette, pergole, un belvedere con un cannocchiale panoramico nonch\u00e9 due macchine da presa per l\u2019osservazione della nidificazione del falco della regina. Quattro batterie costiere sono state ristrutturate e trasformate in aree di riposo con tavoli.<\/p>\n<p>Lungo i percorsi i visitatori vedranno un totale di 25 tabelloni informativi su cui sono rappresentate, oltre la mappa turistica dell\u2019isola di Busi, le pi\u00f9 importanti localit\u00e0, tra cui la Grotta Azzurra e la Grotta Medvidina, la baia Salbunara, la vegetazione di Busi, i pi\u00f9 importanti animali, tra cui il delfino tursiope, il falco della regina e gli uccelli migratori, fenomeni e oggetti speleologici e geologici, monumenti storici, tra cui l\u2019antica scuola di Busi, la chiesa di San Silvestro, il pozzo romano e le batterie costiere nonch\u00e9 la tradizionale agricoltura dell\u2019isola.<\/p>\n<p>Il concetto dei sentieri didattico-tematici, che riproducono l\u2019interpretazione del patrimonio naturale e culturale, ha un carattere educativo e ricreativo. I visitatori possono scegliere il tratto di sentiero didattico a seconda delle loro preferenze, della forma fisica e le loro capacit\u00e0.[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;60px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_tta_accordion active_section=&#8221;1&#8243; collapsible_all=&#8221;true&#8221;][vc_tta_section title=&#8221;1. TABELLONE INTRODUTTIVO&#8221; tab_id=&#8221;1624966691345-a4461e97-72d5&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Vi trovate sull\u2019isola di Busi, un\u2019isola dell\u2019arcipelago di Lissa, sulla quale si presentano 2 monumenti naturali. La Grotta Azzurra \u00e8 il pi\u00f9 attraente monumento naturale dell\u2019arcipelago ed \u00e8 caratterizzata da effetti luminosi unici che non vi lasceranno indifferenti. A solo un miglio di distanza vi si trova la Grotta Medvidina, il secondo monumento naturale e la pi\u00f9 lunga semisommersa grotta dell\u2019Adriatico. Pari a una lunghezza di 160 metri la grotta era una volta il rifugio della foca monaca del Mediterraneo, che giaceva sul lido piccolo nella parte finale della grotta e allevava i suoi giovani.<\/p>\n<p>Questo percorso descrive l\u2019origine geologica dell\u2019isola di Busi ed il patrimonio culturale e naturale degli abitanti di questa bellissima ed esotica isola.<\/p>\n<p>Nel mesozoico, verso la fine dell\u2019era dei dinosauri, cio\u00e8 all\u2019inizio del cenozoico e l\u2019era dei mammiferi, l\u2019isola di Busi era situata nella zona tropicale in mezzo all\u2019oceano preistorico Tetide. L\u2019isola di Busi faceva parte di un piccolo continente situato tra l\u2019Europa e l\u2019Africa, che viene chiamato Piattaforma carbonatica adriatica. La Piattaforma carbonatica adriatica era coperta da un mare basso e caldo, che era ricco di vita e numerosi organismi.<\/p>\n<p>Gli strati sedimentari dell\u2019isola di Busi sono composti da numerosi nicchi e resti dei suddetti organismi. Con la collisione della Piattaforma carbonatica adriatica e l\u2019Europa i sedimenti si sono rialzati tettonicamente, il cui processo \u00e8 risultato con la nascita dei Dinaridi e le isole odierne dell\u2019arcipelago di Lissa.<\/p>\n<p>Durante l\u2019era del Quaternario, quando il livello del mare era addirittura 140 metri pi\u00f9 basso rispetto ad oggi, predominava un\u2019era glaciale secca e fredda. I venti soffiavano la sabbia dalle steppe di una volta sui monti circostanti, le isole di oggi, creando cos\u00ec campi sui quali crescono viti di massima qualit\u00e0 e bellissime spiagge sabbiose dell\u2019isola di Busi.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;887&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;2. GROTTA AZZURRA \u2013 LA BELLEZZA CHE NON SI PU\u00d2 DESCRIVERE A PAROLE&#8221; tab_id=&#8221;1625058816170-a25d756a-6290&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;889&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Il pittore viennese barone Eugenio di Ransonnet ha scoperto la Grotta Azzurra sull\u2019isola di Busi. Nel quotidiano viennese \u201cNeue Freie Presse\u201d del 7 agosto 1884 \u00e8 stato pubblicato un articolo del barone Eugenio di Ransonnet:\u00a0<em>\u201cDie blaue Grotte der Insel Busi\u201d<\/em> (La Grotta Azzurra dell\u2019isola di Busi).<\/p>\n<p>Questo articolo ha suscitato un enorme interesse del pubblico austriaco per le meraviglie naturali della costa e delle isole dell\u2019Impero austro-ungarico. Questa \u00e8 stata una notizia sensazionale sulla scoperta di questo fenomeno naturale dell\u2019Adriatico \u2013 la Grotta Azzurra sull\u2019isola di Busi.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019opinione dello scopritore Ransonnet, questa grotta con la sua bellezza supera una grotta simile, l\u2019omonima Grotta Azzurra sull\u2019isola di Capri in Italia, che era ritenuta la pi\u00f9 bella grotta al mondo. Mentre vi state allontanando dalla luce estiva ed entrate nel tunnel scuro della Grotta Azzurra di Busi, subito incontrerete una profonda meraviglia azzurra che vi illuminer\u00e0 dal mare con un colore che trasforma tutti gli oggetti e corpi in argento liquido.<\/p>\n<p>Siete sicuri di trovarvi in un posto mitico, un tempio di bellezza, di avervi trasferito dalla realt\u00e0 nel soprannaturale, in un inesplicabile ambiente mitico di una divinit\u00e0 marina che vi riempie di sensazioni incredibili e una forza miracolosa.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;3. SFERE ROCCIOSE DAL FONDO DEL MARE PREISTORICO&#8221; tab_id=&#8221;1625058784265-8406e1c6-8ab3&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Le pi\u00f9 recenti pagine del \u201clibro roccioso\u201d di Busi sono i calcari formatisi nel Paleogene, il periodo geologico in cui prevalgono i mammiferi.<\/p>\n<p>Similmente a un sassolino che rotola lungo il pendio di neve, queste sfere rocciose si sono formate con lo slittamento di sedimenti lungo il versante marittimo. Tali calcari biogeni vi si trovano maggiormente nella parte centrale dell\u2019isola di Busi e si possono riconoscere dal tatto ruvido (aspro) e dalla stratificazione nodulare (\u201csferica\u201d). La loro caratteristica naturale \u00e8 il facile deterioramento in sabbia carbonatica che nell\u2019ultima era glaciale trasportata dal vento \u00e8 finita negli altipiani e nelle valli dell\u2019isola.<\/p>\n<p>Da milioni di piccoli nicchi carbonatici di protozoi (foraminiferi), alghe, echinoidei e molluschi nonch\u00e9 le loro schegge si \u00e8 formata la sabbia. Successivamente, i granelli di sabbia venivano collegati con cemento cristallizzato, formando una roccia molto dura \u2013 il calcare.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;891&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;4. POSIDONIA, ERBA DI MARE SECCA&#8221; tab_id=&#8221;1624966691371-5bf86380-eb14&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;893&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Circa 100-120 milioni di anni fa alcune piante terrestri sono ritornate in mare. Una di loro \u00e8 la posidonia, cio\u00e8 la Posidonia oceanica, una pianta marina con fiori e frutti presente solo nel Mare Mediterraneo. La posidonia \u00e8 la pi\u00f9 diffusa specie di angiosperme nel Mediterraneo. Il nome le \u00e8 stato dato dal botanico svedese Linneo che l\u2019ha denominata cos\u00ec in onore del dio greco del mare, Posidone.<\/p>\n<p>La posidonia gioca un ruolo importante nell\u2019ecosistema delle acque litoranee per vari motivi. Nelle praterie della posidonia vivono fino a 400 diverse specie di piante e diverse migliaia di specie animali. Solo un osservatore paziente riuscir\u00e0 a percepire le praterie di posidonia a prima vista spopolate come un habitat della vita sottomarina molto popolato. Sulle foglie della posidonia si sviluppa una moltitudine di specie vegetali e animali denominate epifite (dal vocabolo greco epi \u201csopra\u201d e phyton \u201cpianta\u201d). Delle epifite si nutrono specie pescabili di pesci, molluschi e crostacei. Grazie alle lunghe foglie e una diffusa rete di rizomi la posidonia raccoglie particelle di sedimenti, con cui favorisce la trasparenza del mare. In autunno, questa \u201cerba di mare secca\u201d, chiamata cos\u00ec dagli abitanti della Dalmazia, protegge le spiagge di sabbia dell\u2019isola di Busi dall\u2019erosione della sabbia. \u00c8 stato valutato che l\u2019isola di Busi sia circondata da 200 ettari di posidonia che, insieme a grotte marine, pendii coralligeni, spiagge di sabbia e il fondo sottomarino, costituisce la zona della rete ecologica \u201cNatura 2000\u201d denominata \u201cMare di Busi\u201d. Similmente ai boschi sulla terraferma, le praterie di posidonia rappresentano un\u2019associazione \u201cclimax\u201d (lo stadio finale di una lunga successione ecologica) nel fondo sottomarino litoraneo, che produce notevoli quantit\u00e0 di ossigeno, elemento essenziale per la vita. Dato che \u00e8 caratterizzata da una crescita molto lenta, cio\u00e8 da 1 cm a 7 cm in media annuale, la rigenerazione delle zone coperte dalla posidonia \u00e8 altrettanto lenta. Perci\u00f2 \u00e8 di enorme importanza provvedere preventivamente alla conservazione della posidonia regolando l\u2019impatto umano e costruendo fognature, proibendo il riempimento della costa, proibendo le attrezzature da pesca a traina e regolando l\u2019ancoraggio.<\/p>\n<p>La baia di Mezuporat sull\u2019isola di Busi possiede un sistema ecologico di ancoraggio costante. I navigatori si agganciano a un galleggiante, grazie al quale l\u2019ancora non viene gettata ripetitivamente sui morbidi campi di posidonia. Nella storia la posidonia veniva utilizzata per la nutrizione aggiuntiva di superfici agricole, come copertura per tetti e per la costruzione di giacigli. Nella grotta del Lazaret a Nizza sono stati trovati dei resti di giacigli costruiti con la posidonia che la gente usava circa 10000 anni fa.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;5. FORZE TETTONICHE E SPECCHIO DI FAGLIA&#8221; tab_id=&#8221;1625058954152-9f50bd21-0b7d&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Nel retroterra della Grotta Azzurra si possono vedere le conseguenze della potente dinamica nella crosta terrestre. In seguito agli effetti delle forze tettoniche dal fondo della Terra e il lento spostamento di grandi blocchi delle parti superiori della crosta terrestre si \u00e8 verificata una frattura di rocce e un movimento dei blocchi lungo le rotture cos\u00ec formatesi \u2013 superfici piane che vengono chiamate faglie. Le tracce del movimento tettonico cio\u00e8 dell\u2019abrasione del blocco della Grotta Azzurra con la massa principale delle rocce dell\u2019isola di Busi sono visibili sulla superficie di faglia levigata, denominata anche paraclasi oppure specchio di faglia. Questa faglia taglia le rocce e la possiamo seguire dall\u2019entrata meridionale della Grotta Azzurra fino a uno stretto passaggio nella parte settentrionale tra la costa e l\u2019isoletta, lungo la quale navigano le barche con i visitatori.<\/p>\n<p>La Grotta Azzurra si \u00e8 formata probabilmente tramite erosione selettiva (abrasione) durante l\u2019interazione dell\u2019innalzamento tettonico (diapirico) dell\u2019isola e i cambiamenti del livello del mare dopo l\u2019era glaciale. Infatti, le rocce formatesi nel corso delle fasi continentali sono pi\u00f9 tenere dei carbonati circostanti, ed \u00e8 proprio per questo orizzonte cio\u00e8 pagina del \u201clibro roccioso\u201d che si presume si trovi al livello delle parti sommerse della Grotta Azzurra. Potenti onde si infrangevano durante forti venti meridionali su queste rocce tenere scavando un\u2019enorme apertura nelle rocce stesse \u2013 l\u2019odierno fenomeno geomorfologico chiamato Grotta Azzurra. Queste rocce sono anche oggi esposte all\u2019impatto di forti venti e onde che le scheggiano.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;895&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;6. CONVIVENZA CON LE ROCCE&#8221; tab_id=&#8221;1625059995019-ad1ed8d8-8f7b&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;897&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]La gente usufruiva delle rocce sin dal periodo della preistoria. Sull\u2019isola di Busi troviamo diversi tipi di calcari che si manifestano in forme diverse \u2013 come massicci, grossolanamente stratificati, nodulari e a forma di lastra. Di conseguenza tale materiale naturale veniva usato per la costruzione di case e altri oggetti sull\u2019isola.<\/p>\n<p>La pianura dell\u2019isola di Busi \u00e8 caratterizzata da un campo su cui sorse il pi\u00f9 grande insediamento di quest\u2019isola pittoresca, Polje (che in croato significa campo). La Chiesa di San Silvestro \u00e8 la pi\u00f9 grande struttura sull\u2019isola che \u00e8 stata costruita con diversi tipi di pietre locali scelte accuratamente (blocchi, blocchetti e lastre). La seconda grande struttura dell\u2019isola, scuola di un tempo, cio\u00e8 il futuro centro informativo per visitatori, \u00e8 stata altrettanto costruita in pietra autoctona dell\u2019isola di Busi, come la maggior parte di altre costruzioni.<\/p>\n<p>Gli abitanti utilizzavano diversi tipi di sostrati geologici per diverse piantagioni, i cui frutti rendevano possibile la vita su questa lontana isola. Grazie allo specifico sostrato geologico il suolo di pi\u00f9 alta qualit\u00e0 si estendeva proprio intorno al suddetto villaggio di Polje dal quale si apre una veduta splendida sull\u2019isola di Svetac, che raggiunge la sua massima bellezza in primavera quando la macchia si trasforma in un\u2019oasi floreale.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;7. CHIESA DI SAN SILVESTRO SULL\u2019ISOLA DI BUSI&#8221; tab_id=&#8221;1625060034839-76fe850c-c5b7&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Nel 1050 il sacerdote Giovanni (in croato Ivan) di Spalato ha costruito sulla spianata centrale dell\u2019isola una chiesa dedicata a San Silvestro (314 \u2013 335), il primo papa nella storia del cristianesimo che ha reso possibile ai cristiani di esprimere liberamente la propria religione. Il padre Giovanni ha regalato la chiesa ai benedettini delle Isole Tremiti. La chiesa di San Silvestro \u00e8 stata costruita in stile preromanico, per\u00f2 la sua forma originale cambiava nel corso dei secoli. Nel periodo in cui fu eretta questa chiesa sull\u2019isola di Busi sono arrivati i benedettini che avevano costruito il loro monastero vicino alla chiesa.<\/p>\n<p>Nei periodi turbolenti di lotta fra la Repubblica di Venezia e l\u2019Impero bizantino papa Alessandro III ha messo il monastero sotto sua custodia al fine di garantire il predominio su questi territori. Il giorno 2 maggio del 1181 il Papa sottoscrisse il Privilegio con il quale diede la sua protezione al monastero sull\u2019isola di Busi. La lettera comincia con le parole del Papa rivolte al superiore del monastero, l\u2019abate Urso: \u201cIl vescovo Alessandro, servo di tutti i servi di Dio, al suo figlio preferito Urso, l\u2019abate del monastero di San Silvestro sull\u2019isola di Busi e ai suoi fratelli monaci, per i tempi presenti e futuri, per tutti i tempi.\u201d<\/p>\n<p>In questa chiesa sull\u2019isola di Busi \u00e8 conservato uno dei pi\u00f9 antichi quadri della Madonna in Croazia (la Madonna di Busi), un\u2019opera d\u2019arte dello stile pittorico protoveneziano del XIII secolo (1220), per la quale la popolazione crede di avere poteri miracolosi.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;899&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;8. LA SCUOLA DI BUSI&#8221; tab_id=&#8221;1625060067634-4ed48581-7422&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;901&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Nel 1921 \u00e8 stata fondata la scuola elementare quadriennale in una delle case private nel villaggio di Porat, mentre nel 1937 gli abitanti di Busi hanno costruito una scuola per i loro figli nel villaggio di Polje. Le lezioni nella scuola si tenevano fino al 1961 quando la scuola \u00e8 stata chiusa a causa di un numero basso di allievi. Prima della Seconda guerra mondiale l\u2019isola di Busi contava 350 abitanti, e secondo il censimento del 2011 l\u2019isola aveva solamente 11 abitanti residenti. Molti abitanti di una volta sono emigrati permanentemente in America, la maggior parte a San Pedro in California, oppure in Australia.<\/p>\n<p>Dell\u2019anno 1953 \u00e8 stato conservato un quaderno per i compiti con un testo riguardante l\u2019isola come patria:<\/p>\n<p>Busi, il 14 febbraio 1956 Quinto compito di scuola<\/p>\n<p>Il mio villaggio<\/p>\n<p>\u201cIl mio villaggio si chiama Busi, si trova nel centro dell\u2019Adriatico. La gente si occupa di agricoltura e pesca. \u00c8 circondato da monti e un piccolo bosco. Le case sono costruite dappertutto e si pensa l\u2019isola sia deserta. Non ha nemmeno una ferrovia, n\u00e9 centrali elettriche, cinema oppure teatri. Non viene raggiunta da grandi battelli a vapore come in citt\u00e0. Il mio villaggio \u00e8 piccolo e ha una grotta molto rinomata.\u201d<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva un mattino d\u2019inverno del 1956 il ragazzino Pietro (in croato Petar) della terza elementare sulla sua isola nel centro dell\u2019Adriatico conosciuta per la Grotta Azzurra.<\/p>\n<p>Nel 1990 la citt\u00e0 di Comisa ha insieme all\u2019Universit\u00e0 di Zagabria iniziato un progetto concernente la ristrutturazione dell\u2019edificio della scuola di Busi con l\u2019idea di fondare al suo interno un centro internazionale di ricerca. Questo \u00e8 stato il momento che per l\u2019isola di Lissa con le isole appartenenti rappresentava la fine di una zona militare e in cui \u00e8 stato permesso l\u2019arrivo di turisti stranieri su questa isola pelagica dopo 45 anni di isolamento. Si \u00e8 accesa la speranza che sia possibile usufruire di questa opportunit\u00e0 storica per iniziare un programma di sviluppo sostenibile su quest\u2019isola spopolata. Il progetto \u00e8 stato interrotto a causa della guerra, per\u00f2 l\u2019idea \u00e8 rimasta e venne realizzata 28 anni dopo con la ristrutturazione del vecchio edificio della scuola per il nuovo Centro visitatori dell\u2019isola di Busi.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;9. FASE CONTINENTALE SULL\u2019ISOLA NEL CUORE DELL\u2019OCEANO&#8221; tab_id=&#8221;1625060095576-88689feb-17d5&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Al finire del periodo dei dinosauri, verso la fine del Cretaceo, un ampio territorio dell\u2019isola di Lissa si \u00e8 elevato alla superficie. Nelle condizioni continentali le ingiurie del tempo hanno cominciato a intaccare le rocce calcaree \u201cresuscitate\u201d. In questo periodo la polvere di colore rossiccio-marrone ha riempito gli spazi del paesaggio neonato, similmente come oggi le piogge \u201csporche\u201d trasportano la polvere dal Sahara. Tale polvere oggi si pu\u00f2 trovare in forma di suolo pietrificato di colore rossiccio-marrone.<\/p>\n<p>Similmente a una \u201ccapsula del tempo\u201d, il suolo ha mantenuto le ossa di animali come un ricordo del periodo in cui nel cuore dell\u2019oceano Tetide al posto dell\u2019arcipelago di Lissa esisteva una grande isola. Gli abitanti dell\u2019isola erano i dinosauri, i coccodrilli e altri animali terrestri.<\/p>\n<p>La vita sottomarina \u00e8 fiorita di nuovo dopo il periodo in cui il mare aveva allagato quest\u2019area durante il Paleogene. Ora si depositavano calcari completamente diversi da quelli del Cretaceo in forma di calcari biogeni non di colore rossiccio-marrone, ma di colore marrone chiaro.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;905&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;10. SABBIA EOLICA DELL\u2019ERA GLACIALE&#8221; tab_id=&#8221;1625060126251-e16a5183-58d7&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;903&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Nel periodo geologico pi\u00f9 recente, il Quaternario, l\u2019isola di Busi ipoteticamente non poteva essere raggiunta a nave, ma in jeep. Durante tempi gelidi di questo periodo il clima era secco e freddo, e il livello del mare era 140 metri pi\u00f9 basso rispetto ad oggi. L\u2019Adriatico non era coperto dal mare come oggi, ma era un\u2019ampia steppa e le isole erano sparse cime di monti. Sulla steppa prevaleva la sabbia che il vento spazzava sui monti circostanti. Gli odierni campi sabbiosi rappresentano solo dei resti d\u2019erosione di quelle coperture sabbiose pi\u00f9 larghe. Un suolo di tale specificit\u00e0 rese possibile la coltivazione di viti di ottima qualit\u00e0, fungendo da habitat per numerose popolazioni di chiocciole terrestri. La maggior parte della sabbia trasportata dalle torrenti \u00e8 finita nelle valli che dopo l\u2019ultima era glaciale sono state sommerse con l\u2019innalzamento del livello del mare. Perci\u00f2 lungo la costa dell\u2019isola di Busi possiamo trovare alcune delle pi\u00f9 belle spiagge di sabbia dell\u2019arcipelago di Lissa: Porat e Salbunara.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;11. PAVAO MARTINIS DI BUSI \u2013 IL RE DEI SALMONI NEGLI USA&#8221; tab_id=&#8221;1625060154251-0bdec65f-707c&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]\u00c8 nato sull\u2019isola di Busi nel 1893. Per evitare di prestare il servizio all\u2019esercito austro-ungarico, ha deciso di immigrare negli USA nel 1913. Si \u00e8 imbarcato sul battello a vapore Martha Washington a Trieste e dopo 18 giorni di navigazione \u00e8 sceso a New York senza saper una parola di inglese e con 22 dollari in tasca. D\u2019altro lato, Pavao Martinis \u00e8 venuto in America con una ricca esperienza da pesca acquisita dalla sua patria andando a pesca con il padre dalla prima infanzia. \u00c8 arrivato ad Astoria, nello stato di Oregon. Aveva sentito parlare di pescatori provenienti da Comisa e ha deciso di cercarli. Erano i primi tempi pionieri della pesca in Alaska, quando si praticava pescare a vela e con remi. I salmoni venivano catturati in condizioni di pesca tremende.<\/p>\n<p>Pavao Martinis \u00e8 entrato nella storia della pesca in America non solo per la sua pesca di salmoni da record nella baia di Bristol e nel Mare di Bering ma anche come primo pescatore che aveva scoperto le posizioni per la pesca dei salmoni nelle ricche, per\u00f2 pericolose acque delle Isole Aleutine. Il presidente degli USA Dwight D. Eisenhower lo ha premiato per i suoi successi nella pesca con il titolo Re dei salmoni (King of Salmon) nel 1956.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;907&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;12. \u201cLIBRO ROCCIOSO\u201d DALL\u2019ERA DEI DINOSAURI&#8221; tab_id=&#8221;1625060181564-168468bb-50de&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;909&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Sarbunora, una delle tre baie di Busi, ha preso il nome dal vocabolo di Comisa per la sabbia \u2013 \u201csarbun\u201d. Nella parte nord-occidentale dell\u2019isola una completa epoca della crosta terrestre si \u00e8 innalzata dalle profondit\u00e0 del mare in forma di \u201clibri\u201d. Con la collisione della Piattaforma carbonatica adriatica e l\u2019Europa si \u00e8 verificato un rialzamento tettonico che ha dato forma ai Dinaridi e agli altri monti, le odierne isole dell\u2019arcipelago di Lissa. Perci\u00f2 lungo la costa possiamo trovare delle falesie spettacolari. Ogni pagina di questo \u201clibro\u201d geologico racconta una storia lunga 1000 anni. Annotazioni di questa \u201cBiblioteca di Posidone\u201d ricche di dettagli si susseguono anche lungo la baia di Salbunara e sono decorate con ornamenti fossili che riproducono contorni e strutture della preistoria. Il fango e la sabbia carbonatica, successivamente pietrificati (litificati) in uno strato di dure rocce calcari, si sono formati da parti spezzettate di nicchi fossili.<\/p>\n<p>Nelle lagune della piccola piattaforma carbonatica adriatica di una volta, infisso nel fango, sul fondo di un caldo mare tropico viveva un numeroso gruppo di bivalvi, le rudiste. L\u2019impatto di un asteroide 66 milioni di anni fa ha segnato il destino di questi protozoi e dei dinosauri. Nel periodo d\u2019innalzamento del livello del mare i nicchi delle rudiste e delle chiocciole si sono trasformate in sabbia fina. La sabbia veniva trasportata delle correnti marine, creando banchi di sabbia.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;13. MARTIN BOGDANOVI\u0106 \u2013 PESCATORE DI BUSI CHE HA APERTO I BATTENTI DELL\u2019OCEANO&#8221; tab_id=&#8221;1625060207750-e39f2937-fe64&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]La storia di Martin Bogdanovi\u0107, un abitante dell\u2019isola di Busi, che viene trasmessa per tradizione orale, racconta che un giorno lui, coltivando la vigna sull\u2019isola, avesse rotto il manico della zappa. Secondo la storia, si trovava dinnanzi a un dilemma se riparare la zappa o partire per l\u2019America. Ha deciso di buttare la zappa e partire per l\u2019America perch\u00e9 aveva proprio finito di prestare servizio alla marina austro-ungarica e perci\u00f2 era libero di lasciare la sua patria.<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 di San Diego ha iniziato ad occuparsi di pesca. Avendo risparmiato dei soldi dalla pesca, nel 1917 ha deciso di aprire una fabbrica per la lavorazione di pesci a San Pedro. Per poter organizzare la pesca a una distanza pi\u00f9 lontana dalla costa, doveva trovare una soluzione come mantenere la freschezza del pesce per pi\u00f9 a lungo. Il libro \u201cThe Port of Los Angelos\u201d riporta che Martin Bogdanovi\u0107 \u00e8 stato un innovatore che ha per la prima volta utilizzato il ghiaccio spezzettato per congelare il pesce sulla nave. Con tale invenzione gli si sono aperti i battenti dell\u2019ampio oceano. Il successo della sua fabbrica si basava sull\u2019esperienza degli immigranti americani provenienti dalla sua isola, che aveva assunto nella fabbrica. Martin Bogdanovi\u0107 veniva da un paese povero e poi si trasfer\u00ec in un paese che apriva diverse occasioni di successo a lavoratori capaci e audaci. Cos\u00ec il povero pescatore dell\u2019isola di Busi divent\u00f2 il pi\u00f9 rinomato nome dell\u2019industria di pesce americana.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;911&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;14. OASI PACIFICA DI SABBIA&#8221; tab_id=&#8221;1625142529281-e87a80ed-5ddb&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;929&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Sulla costa della baia si possono trovare numerose forme geologiche interessanti, bivalvi estinti dall\u2019era dei dinosauri e banchi di sabbia pietrificati costituiti da milioni di conchiglie di chiocciole fossili. Sulla sabbia di Salbunara cresce un raro esemplare di specie in pericolo nella Croazia, il giglio di mare (<em>Pancratium maritimum<\/em>), che non \u00e8 permesso raccogliere. Sulla sabbia di Gornja Salbunara si \u00e8 sviluppata una ricca comunit\u00e0 di chiocciole e una vegetazione sabbiosa con una specie stenoendemica, la stellina di Stalio (<em>Asperula staliana<\/em>), il cui unico conosciuto luogo di ritrovamento \u00e8 proprio l\u2019isola di Busi. Compagnia le fanno la gramigna delle spiagge (<em>Sporobolus pungens<\/em>) e l\u2019imperata in via di estinzione (<em>Imperata cylindrica<\/em>) nonch\u00e9 una specie scoperta di recente nella flora della Croazia, l\u2019eliantemo <em>Helianthemum jonium<\/em>.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;15. LA VEGETAZIONE DI BUSI&#8221; tab_id=&#8221;1625225569405-cb744c93-f06b&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Nella formazione dell\u2019attuale copertura vegetale sull\u2019isola di Busi un ruolo centrale ha avuto l\u2019incendio del 2003, che ha distrutto pi\u00f9 di 3\/4 dell\u2019isola. L\u2019incendio non ha devastato solo la parte pi\u00f9 settentrionale dell\u2019isola. Perci\u00f2 attualmente sull\u2019isola di Busi prevalgono cespugli di rosmarino (<em>Rosmarinus officinalis<\/em>) e l\u2019Erica multiflora (<em>Erica multiflora<\/em>). Prima dell\u2019incendio la parte meridionale dell\u2019isola era coperta da un denso e naturale bosco mediterraneo sempreverde di leccio (<em>Quercus ilex<\/em>), mentre oggi in alcuni luoghi si \u00e8 sviluppato in un bosco di pino d\u2019Aleppo (<em>Pinus halepensis<\/em>). Fino ad oggi nella flora dell\u2019isola di Busi \u00e8 stato registrato un totale di 485 specie e sottospecie. Sono state registrate 43 specie vegetali che appartengono a diverse categorie di specie in pericolo, 88 specie vegetali protette e sette specie endemiche. Anche se in una misura pi\u00f9 ridotta, la vegetazione di Busi \u00e8 rappresentata da un paesaggio coltivato prevalentemente con viti, che una volta si poteva vedere pi\u00f9 frequentemente.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;933&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;16. UCCELLI MIGRATORI&#8221; tab_id=&#8221;1625225735814-7be362e6-eb59&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;915&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Il Mare Mediterraneo e i suoi mari marginali rappresentano un tipo di ostacolo per la migrazione, cosicch\u00e9 gli uccelli per riposarsi utilizzano isole pelagiche particolarmente sporgenti, per esempio l\u2019isola di Busi. Il periodo migliore per osservare la maggioranza delle specie di uccelli sull\u2019isola di Busi \u00e8 assolutamente l\u2019autunno perch\u00e9 la migrazione autunnale \u00e8 pi\u00f9 lenta e strada facendo gli uccelli fanno delle soste pi\u00f9 lunghe. Per\u00f2 bisogna prendere in considerazione che diverse specie di uccelli migrano in periodi diversi e, conseguentemente, tale \u201cautunno\u201d pu\u00f2 cominciare dalla seconda met\u00e0 di luglio e durare fino alla met\u00e0 di novembre. Cos\u00ec questa migrazione autunnale di uccelli oltre l\u2019isola di Busi e altre isole pelagiche nel corso di una decina di migliaia di anni ha creato una nicchia ecologica completamente nuova, a cui durante questo lungo periodo di evoluzione si \u00e8 adattata una nuova particolare specie, il falco della regina, di cui potete leggere di pi\u00f9 sul tabellone numero 25.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;17. IL DELFINO TURSIOPE&#8221; tab_id=&#8221;1625226298209-122fc193-5e84&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]L\u2019Istituto Mondo azzurro dal 2007 ricerca i delfini tursiopi nell\u2019area dell\u2019Adriatico centrale e da quell\u2019anno sono stati notati numerosi gruppi proprio sul territorio davanti a voi. Vi invitiamo a guardare pi\u00f9 attentamente la superficie marina e cercare di trovare da soli questo gruppo di animali! Su un\u2019area pi\u00f9 estesa intorno all\u2019isola di Busi vivono diverse centinaia di esemplari, tra cui forse noterete Kulfor, Napuhavac o Babalina, che devono il loro nome alle denominazioni locali di questi animali e alla tradizione centenaria della convivenza fra la popolazione e i delfini nel territorio acquatico di Lissa. Se vi trovate qui in primavera o inizio estate, avrete l\u2019occasione di vedere i neonati giovani che nuotano accanto alla loro madre. L\u2019area marittima nei pi\u00f9 vicini pressi dell\u2019isola, che rappresenta un importante habitat per questi animali, \u00e8 stata inclusa nel territorio protetto della rete ecologica \u201cNatura 2000\u201d al fine di garantire condizioni favorevoli per l\u2019esistenza di questa comunit\u00e0.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;913&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;18. GEOLOGIA DELL\u2019ISOLA DI BUSI&#8221; tab_id=&#8221;1625225948129-358706f1-181f&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;917&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]La formazione delle due grotte pi\u00f9 conosciute, la Grotta Azzurra e la Grotta Medvidina, \u00e8 collegata con processi tettonici che hanno condizionato l\u2019estensione della grotta (faglia della Grotta Azzurra, faglia del promontorio di Biskup), mentre i processi erosivi e corrosivi hanno ampliato e formato i loro canali. Le frane di rocce friabili nella baia meridionale di Tre\u0161javac si sono formate dall\u2019attivit\u00e0 di processi tettonici, probabilmente dall\u2019innalzamento del diapiro salino. A nord dell\u2019isola di Busi gli strati sollevati e inclinati dell\u2019antica Piattaforma carbonatica adriatica costituiscono il \u201clibro roccioso\u201d (<em>Libar<\/em>) che contiene annotazioni dall\u2019era dei dinosauri. Rilevanti superfici dell\u2019isola sono ricoperte da sottili coperture di sabbia eolica con uno spessore massimo di 10 metri che, come suggerito dal nome, si sono depositate per azione del vento (Eol, in greco \u0391\u1f34\u03bf\u03bb\u03bf\u03c2,\u00a0<em>Aiolos<\/em>, \u00e8 il dio greco del vento). Le pi\u00f9 grandi coperture formate da sabbia eolica si trovano a Salbunara e a Potok.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;19. IL PROFONDO MONDO DI POPOLAMENTI CORALLIGENI&#8221; tab_id=&#8221;1625225787008-08d40438-f829&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Nel passato il mare di Busi fungeva da fonte di cibo per i suoi abitanti, mentre oggi rappresenta la fonte di reddito per tutta la comunit\u00e0 della citt\u00e0 di Comisa. Senza la Grotta Azzurra, il pi\u00f9 conosciuto fenomeno marino di questa storia, il Centro visitatori non esisterebbe come neppure esisterebbe questa storia che ora state leggendo. Le due pi\u00f9 rinomate semisommerse grotte marine, la Grotta Azzurra e la Grotta Medvidina, sono le pi\u00f9 conosciute attrazioni marine non solo della Dalmazia centrale, ma anche pi\u00f9 altrove, per\u00f2 il fondo sottomarino di Busi nasconde un tesoro marino molto pi\u00f9 prezioso. Informazioni sui popolamenti di posidonia le potete leggere sul tabellone numero 4 al di sopra della baia di Mezuporat, poi sulla sabbia eolica delle spiagge marine sul tabellone numero 15 a Salbunara, mentre la storia sulla parte pi\u00f9 centrale di Busi troverete sulla cima di Stra\u017ebenica, caratterizzata da pendii coralligeni che hanno preso il nome dalle alghe rosse della famiglia di corallinacee. Si tratta di rocce profonde coperte da coralli come per esempio\u00a0il falso corallo nero (<em>Savalia savaglia<\/em>) e la gorgonia rossa (<em>Paramuricea clavata<\/em>), mentre nelle pi\u00f9 grandi profondit\u00e0 e nelle fessure nascoste vi si pu\u00f2 trovare il corallo rosso (<em>Corallium rubrum<\/em>). D\u2019altro lato i pendii meno profondi al livello dell\u2019alta e bassa marea sono coperti da corone costiere, il cui principale biocostruttore \u00e8 l\u2019alga\u00a0<em>Lithophyllum byssoides,<\/em>\u00a0un eccellente indicatore del livello medio del mare.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;919&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;20. SABBIA DIVINA DEL RUSCELLO SECCO&#8221; tab_id=&#8221;1625226455829-8c897f1e-76d4&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;921&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]La composizione e la forma dei granelli di sabbia (prevalentemente granelli di rocce carbonatiche e piccole quantit\u00e0 di minerali delle rocce di magma) e la loro struttura indicano che questi tipi di sabbia si siano formati in condizioni con un clima secco. Inoltre, nella sabbia sono stati trovati fossili di chiocciole terrestri del Quaternario, che vivevano in condizioni con un clima secco e relativamente freddo circa 25 000 anni fa. In quei tempi nell\u2019emisfero boreale prevaleva una copertura glaciale e il livello del Mare Adriatico era circa 120 m pi\u00f9 basso rispetto ad oggi. Dunque, Busi era solo un monte su un territorio relativamente pianeggiante, influenzato da due grandi fiumi, Cetina e Neretva, che apportavano il materiale dal lontano territorio dei Dinaridi. Tale materiale, insieme al materiale causato dall\u2019usura di piccole isolette locali composte da rocce di magma, veniva trasportato dal vento verso i monti, come per esempio Busi.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;21. AGRICOLTURA TRADIZIONALE NELLE VICINANZE DEL RUSCELLO&#8221; tab_id=&#8221;1625226579753-e11b7082-c66c&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Vicino al villaggio ci sono vigneti e piccoli campi coltivabili come per esempio frutteti e orti. Tra le colture di piante da frutto vengono coltivate pesche tabacchiere, nettarine, amarene, prugne, olive e agrumi. C\u2019\u00e8 un detto che dice: \u201cLodate ogni vitigno, ma coltivate il vitigno plavac\u201d. L\u2019autoctono vitigno croato \u201cplavac mali\u201d \u00e8 la pi\u00f9 importante variet\u00e0 della subregione dalmata centrale e meridionale. Dato che \u00e8 molto corposo, viene spesso denominato \u201cvino selvaggio\u201d, e deve il suo aroma particolare alla sabbia eolica che \u00e8 un tipo di suolo di altissima qualit\u00e0 per le coltivazioni. Il vino \u201cplavac mali\u201d \u00e8 il primo vino di origine geografica protetta nella Croazia. Grazie alle sue caratteristiche il vino \u201cplavac\u201d di Busi \u00e8 stato riconosciuto sul mercato europeo verso la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo. In quel periodo in Europa arriv\u00f2 la fillossera (<em>Dactulosphaira vitifoliae<\/em>), un insetto che aveva danneggiato quasi tutti i vigneti in Europa. Fortunatamente, la fillossera si sviluppava molto difficilmente nella sabbia, cosicch\u00e9 i vigneti di Busi sono potuti sopravvivere alla crisi della viticoltura in Europa.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;751&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;22. \u201cLAGHI\u201d SECCHI DELL\u2019ISOLA&#8221; tab_id=&#8221;1625226629168-ccfb060c-e973&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;923&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]La Caverna di Smokvina, dal nome originale Caverna di Gatula, ha preso il nome da un grande fico (in croato smokva) che cresce dall\u2019apertura della caverna. L\u2019apertura della caverna ha un diametro medio di circa 7 metri e la parte pi\u00f9 profonda della caverna posta a sudovest finisce con una fessura spaccata in una strettoia non transitabile dalla quale si pu\u00f2 presumere che la caverna sia stata ancora pi\u00f9 profonda nel passato. L\u2019altra caverna dal nome Jezera na Gatuli si trova dall\u2019altra parte della strada coperta di ghiaia a circa 50 metri dalla caverna di Smokvina, e ha due entrate, una orizzontale e una verticale. Sul soffitto della galleria si possono riconoscere poche concrezioni sottili, colloquialmente note come \u201cmaccheroni\u201d, mentre pi\u00f9 avanti nella caverna diventano sempre pi\u00f9 numerosi i pi\u00f9 grandi speleotemi \u2013 soprattutto passerelle, stalagmiti e stalattiti. La Caverna di Jezera \u00e8 fino ad oggi la pi\u00f9 profonda caverna scoperta sull\u2019isola di Busi con una profondit\u00e0 di 29 metri. Questa caverna \u00e8 stata classificata come tipo di habitat 8310 e al pubblico non \u00e8 permesso visitarla. All\u2019interno ci vivono anche i pipistrelli (Chiroptera), tutti di specie protetta. La caverna rappresenta una localit\u00e0 tipo (locus typicus) dell\u2019Eroonsoma adriatica, una specie di miriapodi, descritta nel 2003.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;23. BATTERIA COSTIERA&#8221; tab_id=&#8221;1625227379219-fce4df9f-b4cb&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Sulla costa orientale del Mare Adriatico era presente un totale di 74 batterie costiere, di cui 31 era situata sulla terraferma e 43 sulle isole. L\u2019isola con il maggior numero di batterie costiere \u00e8 l\u2019isola di Lissa (7), poi seguono le isole Curzola (Kor\u010dula) e Lussino (Lo\u0161inj) ogni con 4 batterie, le isole Brioni Maggiore (Veli Brijun) e Minore (Mali Brijun), Cherso (Cres), Zuri (\u017dirje), Zirona Grande (Veli Drvenik), Lesina (Hvar) e Meleda (Mljet) ognuna con due batterie costiere. La batteria \u00e8 un\u2019unit\u00e0 militare d\u2019artiglieria composta da attrezzatura d\u2019artiglieria. Comprende 50-60 militari e da 3 a 6 pezzi di armi di artiglieria. Rispetto allo scopo d\u2019impiego possono essere batterie aviotrasportate, batterie costieri ecc. Sul promontorio di Gatula \u00e8 stata costruita una batteria costiera di tipo stazionario e aperto con 4 cannoni. Sotto la superficie della terra ci sono degli scavi. Mascherando l\u2019apertura, la batteria poteva essere facilmente nascosta nell\u2019ambiente circostante. L\u2019illustrazione riporta uno schema di scavi che erano organizzati in modo da poter consentire ai militari di rimanere pi\u00f9 a lungo sottoterra. Secondo una lista dell\u2019artiglieria costiera nell\u2019Adriatico del 1948 la batteria costiera sull\u2019isola di Busi sarebbe stata provvista di 4 cannoni con un calibro di 80 mm, modello 28 di origine ceco, marchio \u0160koda con 5088 proiettili.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;881&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;24. GROTTA MEDVIDINA&#8221; tab_id=&#8221;1625227582996-368bc069-9ca2&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;925&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]L\u2019unica foca del Mediterraneo, conosciuta da queste parti come\u00a0<em>\u201cmorski <\/em><em>\u010d<\/em><em>ovik\u201d<\/em>, attualmente viene ritenuta specie estinta nel Mare Adriatico. Oggi la foca monaca il suo rifugio ha trovato solo nella parte nordorientale del Mediterraneo, sulla penisola di Capo Blanco nel Sahara Occidentale e nell\u2019arcipelago di Madeira nell\u2019Atlantico. La foca monaca \u00e8 stata vista l\u2019ultima volta sull\u2019isola di Busi nel lontano 1964, quando \u00e8 stata uccisa da un pescatore. Ricerche genetiche hanno rilevato che si trattava di una femmina adulta. Nella sua parte ristretta e difficilmente transitabile posta a nord, la Grotta Medvidina con una lunghezza di 160 m finisce con un piccolo lido di ghiaia e perci\u00f2 \u00e8 ideale per la vita della foca monaca e l\u2019allevamento di giovani. La parte pi\u00f9 impressiva \u00e8 l\u2019ingresso della grotta con una grande superficie di faglia scanalata (paraclasi) che assomiglia a una grande porta scorrevole di pietra, con un\u2019altezza di circa 27 m e una larghezza di circa 7 m, la cosiddetta\u00a0<em>porta tettonica<\/em>.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;25. TRA IL CIELO E IL MARE \u2013 IL FALCO DELLA REGINA&#8221; tab_id=&#8221;1625227717574-43ca5160-bd83&#8243;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]Il falco della regina (<em>Falco eleonorae<\/em>) \u00e8 una specie che effettua la nidificazione prevalentemente nel Mediterraneo e sulle isole pelagiche. Nella Croazia si tratta del territorio acquatico dell\u2019isola di Lissa e di Busi. Il numero maggiore di nidi si trova a sud dell\u2019isola, intorno alla baia di Tre\u0161javac. Oltre a un insolito legame con le isole pelagiche, \u00e8 altrettanto insolito il periodo di nidificazione del falco della regina \u2013 l\u2019estate e il primo autunno, e non la primavera, come lo fanno tutte le altre specie di uccelli. Ma perch\u00e9 proprio in quel periodo? Le biocenosi nella natura sono armonizzate e intrecciate in un modo cos\u00ec affascinante che ogni specie \u00e8 in grado di trovare una nicchia per sistemarsi. Ci\u00f2 si riferisce anche al falco della regina \u2013 un piccolo uccello rapace che si nutre di piccoli uccelli \u2013 che ha sistemato la sua riproduzione proprio su quel posto e proprio in quel tempo quando c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 densa concentrazione di piccoli uccelli con i quali nutre i suoi giovani \u2013 sulle isole pelagiche nel corso della migrazione autunnale. Poi, quando gli uccellini riescono a sbattere le ali, in ottobre o novembre, i falchi si avviano lentamente verso il sud, perfino al Madagascar, dove trascorrono l\u2019inverno.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;927&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][\/vc_tta_accordion][\/vc_column][\/vc_row]\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row thb_full_width=&#8221;true&#8221; thb_row_padding=&#8221;true&#8221; thb_column_padding=&#8221;true&#8221; content_placement=&#8221;middle&#8221; thb_scroll_bottom=&#8221;true&#8221; thb_scroll_bottom_style=&#8221;style3&#8243; thb_scroll_bottom_color=&#8221;light&#8221; thb_shape_divider=&#8221;true&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1625230054647{padding-top: 30vh !important;padding-bottom: 25vh !important;background-image: url(https:\/\/bluecave-bisevo.com\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/geostaza-bisevo-naslovna.jpg?id=578) !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}&#8221; divider_shape=&#8221;triangle&#8221; thb_divider_color=&#8221;#ffffff&#8221;][vc_column thb_color=&#8221;thb-light-column&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner offset=&#8221;vc_col-lg-5 vc_col-md-8&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;10px&#8221;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221; el_class=&#8221;podnaslov-bijelo faux-h2&#8243;]scoprite il percorso geologico[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;20px&#8221;][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;align-center&#8221;][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-8 vc_col-md-8&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1617197869899{padding-right: 2vh !important;}&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;60px&#8221;][vc_column_text animation=&#8221;animation fade-in&#8221;]L\u2019esistente percorso geologico di Busi, che si estendeva da Mezuporat verso&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1259","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1259","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1259"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1259\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1684,"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1259\/revisions\/1684"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/bluecave-bisevo.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1259"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}